I Cannabis Social Club in Spagna

Ormai se ne sente parlare sempre piú spesso, ma che cos’é esattamente un Cannabis Social Club? Davvero in Spagna é pieno? Sono legali? Un turista puó entrare?

Facciamo finalmente chiarezza su un tema che appassiona tutti i turisti cannabici italiani.

Perché dal 2001 si possono aprire Cannabis Social Clubs in tutta la Spagna?

Nel 1999 la giunta dell’Andalusia, regione all’estremo sud della Spagna, voleva fare un po’ di chiarezza sulla questione Cannabis.

Volevano scoprire se, senza infrangere la legge, era possibile per un medico prescrivere cannabis terapeutica.

E se era possibile coltivarla e consumarla in maniera privata, anche per scopi ricreativi.

Si mettono cosí al lavoro due avvocati dell’istituto Andaluso di Criminologia, e professori di diritto penale all’Universitá di Malaga: Juan Muñoz e Susana Soto.

Il risultato del loro lavoro sará pubblicato nel 2001 con il titolo: “Uso terapeutico della Cannabis e creazione di locali per l’acquisizione ed il consumo: fattibilitá legale”.

Passerá alla storia come “Rapporto Muñoz-Soto”.

Non é una legge.

Non é un decreto governativo.

Dal punto di vista legislativo non é…. nulla!

I due avvocati hanno semplicemente analizzato la legge, la costituzione e le precedenti sentenze del Tribunale Supremo Spagnolo (tipo la nostra Corte di Cassazione).

Hanno scoperto qualcosa di decisamente interessante.

A casa mia faccio quello che voglio

La costituzione spagnola protegge in maniera molto forte la libertá del cittadino.

In sostanza, dentro casa uno spagnolo puó fare un po’ quello che gli pare.

Anche consumare marijuana.

Anche coltivarla, sempre che non sia a scopo di spaccio.

(Tipo: se ti beccano con 100 piante, non vale dire che é per consumo personale! Ma con cinque o sei piante facilmente te la cavi)

Diritto di associazione

La costituzione, inoltre, difende il diritto dei cittadini di creare associazioni.

Cosí come in Italia, ci sono associazioni di qualsiasi tipo:

  • Sportive;
  • Musicali;
  • Artistiche;
  • Culturali;
  • Professionali;
  • Di volontariato;
  • Animaliste;

Qualsiasi cittadino puó promuovere la nascita di un’associazione basata su un interesse comune.

Faccio quello che voglio e mi associo con gli altri

Quindi, logicamente, se da una parte posso coltivare marijuana, e dall’altra parte posso associarmi con altre persone, potró anche associarmi PER coltivare marijuana.

Questa la conclusione a cui sono giunti i due avvocati Muñoz e Soto.

Hanno scoperto che, in teoria, non era contro la legge creare un’associazione con lo scopo di coltivare e consumare collettivamente la marijuana.

Cosí, per esempio, se ti beccano con 100 piante, non devi dichiarare che é per il TUO consumo personale, ma per il consumo personale tuo e degli altri 100 soci dell’associazione.

Una piantina ciascuno, e tutti contenti.

Inoltre, scrivevano gli avvocati, l’associazione puó gestire un locale dove:

  • “Dispensare” marijuana, ma solo a consumatori abituali, soci dell’associazione;
  • “Dispensare” al consumatore solo una piccola quantitá, cosí la persona che la riceve non piú mettersi a rivenderla a scopo di spaccio;
  • Fumare l’erba;

I due avvocati aggiungono, inoltre, che é meglio che non ci sia vendita e/o acquisto della sostanza.

Insomma, da quel momento la cannabis entra in una zona grigia dove nessuno puó piú punire i consumatori.

Il risultato? Fiesta!

Nel 2001 apre il primo Cannabis club a Barcellona, lo storico “Club dei degustatori di Cannabis”, (del quale al momento non abbiamo piú notizia).

E dal 2001 spuntano letteralmente come funghi club sociali di cannabis in ogni punto della penisola spagnola e delle Isole Baleari e Canarie.

Solo in Catalogna sono registrate 400 associazioni cannabiche, delle quali 200 a Barcellona.

Dal 2001 sono successe molte cose, i club hanno avuto problemi piccoli e grandi con la polizia, e pian piano la situazione di legalitá dei club si é chiarita.

Questo a suon di sentenze dei tribunali, condanne e assoluzioni.

La gente ha lottato, e noi oggi godiamo dei frutti di questa lotta.

Oggi anche tu puoi andare come turista e goderti un cannabis social club spagnolo in pace.

 

16 anni riassunti in 16 righe

All’inizio nessuno si fidava.

“Ma davvero adesso possiamo creare un cannabis club anche noi?”, si chiedeva la gente.

I primi che sono partiti, i pionieri, sono andato tutti con i piedi di piombo: prendevano un mega avvocato e facevano tutto stando a regole molto molto strette.

Pian piano, si é sparsa la voce.

A Barcellona, dove era nato il primissimo Social Club, ne sono nati altri.

All’inizio erano tutte associazioni senza scopo di lucro, PER DAVVERO.

Poi, pian piano, le cose cono cambiate.

A Barcellona girano tanti turisti, tanti soldi.

E molti club sono diventati “commerciali”, violando apertamente la legge.

L’equilibrio é instabile: la polizia arriva, dá mazzate, chiude un club commerciale, ma accanto ne aprono altri due.

Altri club si mantengono senza scopo di lucro, non accettano assolutamente turisti, hanno pochi membri.

In questo clima, nascono delle associazioni di categoria:

L’associazione dei cannabis social club di tutta la Spagna, FAC. Le due catalane, CATFAC e FEDCAC, la basca EUSFAC, FAC Balears per le isole Baleari…

A gennaio 2015, il parlamento catalano arriva a riconoscere il valore dei cannabis social club per la sanitá pubblica: se compri erba dentro il club, scrivono in un testo di legge, non la compri in strada, e QUINDI la qualitá é migliore, e QUINDI il club sta proteggendo la tua salute e riducendo il danno da consumo di cannabis.

Insomma: tutti i segnali di un settore in crescita, un movimento dal basso che non accenna a fermarsi, e che cresce ogni giorno piú forte, arrivando a influenzare anche le aule parlamentari.

Barcellona
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Ma come funziona un Cannabis Social Club in Spagna?

Ora ti starai chiedendo come fanno a stare in piedi tutti sti club, visto che non é possibile la vendita di marijuana.

Saranno anche associazioni senza scopo di lucro, ma anche loro devono pur campare, no?

Ecco, la questione é abbastanza semplice.

É assolutamente proibito comprare la cannabis, OK?

Di conseguenza, é assolutamente proibito venderla.

Peró non c’é nessuna legge che proibisce la cessione della cannabis.

Allora tu cosa devi fare?

Molto semplice: entri nel club di cui sei socio, fai una donazione di, ad esempio, 30€.

In cambio l’associazione ti permette di ritirare 4 grammi di erba a tua scelta.

Capito il sistema? Passiamo da “comprare e vendere” a “donare e ritirare”, et voilá, il gioco é fatto.

Quali sono le regole di un cannabis social club?

Le regole fondamentali condivise da quasi tutti i cannabis social clubs sono:

  • Solo chi é giá consumatore, o chi ha una patologia curabile con la cannabis, puó diventare socio;
  • Si vende erba solo ed esclusivamente ai soci;
  • Se non sei socio, non puoi entrare;
  • Per diventare socio, devi essere accompagnato da una persona che é giá socia;
  • Ogni socio cede all’associazione il diritto di coltivare le sue piante in maniera “collettiva”, cosí l’associazione puó produrre per i soci;
  • Non c’é scopo di lucro;

Come faccio a diventare socio di un Cannabis Social Club?

Qui la questione si fa un po’ piú complessa.

Nel dicembre del 2015, una sentenza durissima del tribunale supremo ha condannato i membri del consiglio direttivo dell’associazione Pannagh a un anno e otto mesi di carcere e 250.000 € di multa, proprio per aver gestito un Club Sociale di Cannabis.

Perché? Non avevamo detto che la cannabis era a-legale e che si poteva aprire un club a certe condizioni?

Sí, peró nel frattempo sono nati alcuni cannabis social club che sono associazioni solo di facciata, ed in realtá nascondono un gran bel business finalizzato al traffico di marijuana e alla vendita a turisti.

Un club con qualche migliaio di soci, diciamocelo, non dá proprio l’idea di un’associazione senza scopo di lucro.

E allora la polizia c’é andata giú con la mano pesante, e ci sono andati di mezzo un po’ tutti.

Molti cannabis club non vogliono i turisti

Nessuna legge, oggi, vieta ad un turista di aderire ad un cannabis social club.

Peró ce ne sono molti che, per evitare problemi, accettano solo residenti.

Se vuoi essere sicuro che non ti sbattano la porta in faccia, rimanendo fuori al freddo e, sopratutto, senza erba, hai solo due strade:

  1. Lasci che il viaggio te lo organizzi un professionista (ti viene in mente, magari, qualche agenzia viaggi specializzata in Turismo Cannabico?)
  2. Se proprio vuoi fare da te, contatta il cannabis club prima della partenza e spiegagli la situazione!!

 

Come trovo un Cannabis Social Club?

Nel mio libro “Il Turismo Cannabico, la guida definitiva”, ho riempito un capitolo ricco di consigli ed una guida passo passo per pianificare la tua vacanza cannabica.

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  Libro: Il Turismo Cannabico - La guida Definitiva  

ATTENZIONE!

Se sei in giro per Madrid, Barcellona, Valencia o Tenerife, potresti venire approcciato per strada da qualcuno che ti offre di entrare in un cannabis social club.

Occhio: la stragrande maggioranza delle volte si tratta di club illegali, con prezzi astronomici, e scarsa qualitá.

I veri club NON fanno pubblicitá e NON utilizzano promotori in strada.
Porta di entrata di un club di BarcellonaAnzi, la maggioranza delle volte un club fai proprio fatica a trovarlo: non ci sono insegne, targhette, poster o cartelloni.

Sono molto anonimi e discreti.

Qui accanto vedi la tipica porta di entrata di un club a Barcellona: nessuna insegna, nessuna targhetta, niente che possa far pensare all’entrata di un club cannabico.

Hai bisogno di qualcuno di esperto che ti dia una mano ad organizzare la tua vacanza.

Se vuoi andare a colpo sicuro senza perdere i migliori club di Barcellona, ti conviene dare un’occhiara al mio libro: scarica subito l’estratto gratuito dei migliori capitoli!

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