Catalogna: la capitale europea della cannabis ludica

Dal 28 giugno 2017, la Catalogna, con la sua capitale Barcellona, é ufficialmente la regione europea con la legge piú avanzata in tema di cannabis ludica.

Te la rifaccio? Catalogna batte Olanda dieci a zero.

Ma cosa cambia esattamente per i turisti cannabici che vogliono visitare Barcellona?

Vediamo nel dettaglio cos’é successo, e come possiamo approfittare della nuova legge per godere di ottima erba, senza preoccupazioni.

Innanzitutto: cos’é successo di preciso?

La Catalogna é una delle regioni della Spagna (qui le chiamano Comunidades Autonomas, perché hanno un po’ di autonomia in piú rispetto alle nostre regioni).

Il Parlamento Catalano ha approvato la “Legge delle associazioni di persone consumatrici di cannabis”.

La cosa allucinante é che tutto nasce da un progetto di legge popolare (proprio come quello italiano) chiamato “La Rosa Verde”.

Le diverse associazioni aderenti al progetto La Rosa Verde hanno raccolto 67.500 firme, di cui 57.000 firme valide (piú o meno come in Italia!!), a gennaio 2016.

La differenza con l’Italia? Da loro le firme sono state depositate a giugno 2016 in parlamento, e nel giro di un anno loro hanno una legge.

In Italia le firme le hanno presentate a novembre 2016… scommettiamo che non se ne fa niente per i prossimi 5 anni almeno?

In Catalogna, il 15 giugno c’é stata l’ultima votazione in commissione salute del parlamento, prima dell’arrivo in aula.

La commissione salute, a detta dei rappresentanti de La Rosa Verde, ha arricchito il testo di legge con contributi molto utili, integrando diversi punti di vista.

E alla fine la legge é stata approvata il 28 giugno 2017 con un incredibile maggioranza del 93%, ovvero 118 parlamentari contro 7.

Gli unici contrati erano quelli del Partido Popular, il partito di centro destra.

I numeri catalani, del resto, non potevano piú essere ignorati:

  • 721 associazioni di consumatori di cannabis iscritte nel registro delle associazioni della catalogna;
  • 154 associazioni solo nella cittá di Barcellona;
  • 57.000 firme valide per la legge d’iniziativa popolare;

Ma cosa dice di preciso questa legge?

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I cannabis club fanno bene alla salute, lo dice la legge

La legge riconosce, finalmente in forma ufficiale, che i cannabis club sono positivi per la societá. Aiutano infatti a combattere il mercato nero, ed a ridurre i danni alla salute causati da sostanze di scarsa qualitá.

E ai rompicoglioni che iniziano a dire che a causa dei cannabis club il consumo di cannabis in Spagna é aumentato tantissimo, tappiamo subito la bocca.

I club esistono dal 2001 e le statistiche ufficiali dello stato spagnolo NON evidenziano un maggiore consumo.

Muti dovete stare!

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Tutti i membri dell’associazione, inoltre, devono essere maggiorenni.

Se hai tra i 18 e i 21 anni, potrai fumare al massimo 20 grammi al mese.

Passati questi 3 anni di apprendistato, sali al secondo livello. Oltre i 21 anni, il limite si innalza a ben 60 grammi al mese. Salute!

Giá di per sé, 60 grammi al mese dovrebbero essere piú che sufficienti per la stragrande maggioranza dei consumatori.

Ma se proprio ne vuoi di piú? É sufficiente essere iscritto anche ad altri club cannabici.

Il limite, infatti, sembra applicarsi al singolo club, che non puó vendere piú di 60 grammi a persona.

La persona, puó tranquillamente comprare 60 grammi qui, 60 grammi lá…. fino a ritrovarsi con mezzo chilo di maria.

E sopratutto, se il consumo di cannabis é per fini terapeutici, i limiti di acquisto possono essere innalzati.

Ricordati infatti che in Spagna, a differenza dell’Italia, non esiste ancora nessuna legge sulla cannabis terapeutica (guarda te le contraddizioni di ciascun paese…).

 

La coltivazione della marijuana in Europa

La coltivazione, in Europa, per ora, é legale in diversi stati, ma solo per fini terapeutici, ed é soggetta a regolamentazioni e permessi molto stringenti.

In Italia, ad esempio, nessuna impresa privata é autorizzata a produrre marijuana, nemmeno per scopi terapeutici.

Solo lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze ha il permesso statale. Qualunque altro vasetto con dentro una bella pianta di marijuana in fiore, é illegale sul suolo italiano.

Infatti, nel 2014, si contano in 120.000 le piante di maria sequestrate nel nostro paese.

Neanche in Olanda é legale coltivare erba (non lo sapevi?), se non a scopo farmaceutico.

Anzi, l’Olanda é in testa ai sequestri di piante di marijuana, con un milione e secentomila piante sequestrate contro alle 120.000 che abbiamo sequestrato in Italia nel 2014.

Quindi persino in Olanda, il paese che dagli anni settanta é stato conosciuto nel mondo come la nazione del “fumo libero”, coltivare é ancora illegale.

Dico “ancora”, perché qualcosa si muove. Il 21 febbraio la camera Olandese ha votato per approvare una legge che regolamenta proprio la coltivazione di cannabis.

Cercano cosí di risolvere il grosso problema dei coffee shop, che possono vendere erba legalmente, ma devono comprarla illegalmente all’ingrosso.

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Perché é una legge storica che rende la Catalogna la capitale europea della marijuana?

Per la prima volta nella storia europea, dei consumatori di marijuana sono autorizzati, entro certe regole, a produrre marijuana per altri consumatori.

Non solo a scopo terapeutico, ma anche per scopo ludico. E a patto che non ci sia fine di lucro.

Ci sono, comunque, dei limiti (giá ti vedevo con la valigia in una mano e i semi nell’altra, pronto per andare in Catalogna: aspetta un momento!).

Ad esempio ogni coltivazione, per essere legale, deve ricevere la perizia tecnica di un agronomo certificato. Cosa deve fare l’agronomo?

Facile. Chiede la lista dei soci e dice:

Siete in 50 soci. Ciascuno di voi ha dichiarato che fuma piú o meno 25 grammi al mese. Quindi vi servono 25 grammi X 50 soci X 12 mesi all’anno = 15 kg di erba all’anno. Per fare 15 kg di erba secca in una coltivazione indoor con le lampade che avete, vi occorrono grossomodo 30 piante

Cosí parló Zarathustra. E l’associazione puó legalmente coltivare 30 piante per i propri soci.

Ogni sei mesi, se il numero di soci sale o scende, l’associazione deve adeguare il numero di piante coltivate.

Questa norma mette la parola fine al vero terrore dei cannabis club.

Infatti, fino ad oggi, le coltivazioni entravano in una zona grigia della legalitá. Se la polizia le scopriva, tagliava tutto.

Poi magari il giudice non condannava nessuno, e obbligava la polizia a restituire le piante.

Ma intanto il danno era fatto.

Adesso, invece, é chiarissimo come una coltivazione puó essere considerata legale. Non c’é piú incertezza.

 

Il grosso limite alla coltivazione

Peró, c’é un peró (te l’aspettavi, vero?).

Si possono coltivare al massimo 150 kg di marijuana all’anno.

Anche per un’associazione molto grande.

Lo so che tu non hai mai visto piú di un etto di erba tutta assieme, e che 150kg ti sembrano tantissimi, ma seguimi un attimo.

Io personalmente lo vedo come un grosso limite.

Ora, lasciamo stare le associazioni cannabiche tipo Sticky Green, che avevano piú di 30.000 membri, come testimoniato dalla mia tessera socio:

 

 

Quello era chiaramente un club illegale, e infatti l’hanno chiuso.

Ma anche solo per un club di 1000 soci, che é una dimensione accettabile, 150 kili all’anno fanno 150 grammi all’anno per ciascun socio. Che sono 12.5 grammi al mese.

E giá, per qualcuno, potrebbero non essere per nulla sufficienti.

Ma se i soci fosseo 2.000? 6.25 grammi al mese?

4000 soci? 3 grammi al mese!

Mi sa che qualcuno inizierá a lamentarsi.

 

E l’autocoltivazione?

Questa é sicuramente la parte che fará arrabbiare molte persone.

Giá il titolo della legge é chiaro: “Legge delle associazioni di persone consumatrici di cannabis”.

Il testo di legge NON apre la porta a nessun tipo di autocoltivazione: piccola, grande, ludica, terapeutica… niente!

Molti degli attivisti che combattono per la legalizzazione della cannabis in Spagna (e non solo) vedono nell’autocultivo il reale punto di arrivo della loro battaglia civile e sociale.

Purtroppo questa legge non fa nessun passo in quella direzione.

 

Dentro l’associazione: cannetta sí, birretta no

La legge é abbastanza restrittiva su alcuni punti. Ad esempio, nei locali dell’associazione dove é possibile acquistare e consumare marijuana:

  • É proibito acquistare e consumare alcol;
  • Non si possono consumare alimenti contentenenti cannabis (addio, torte spaziali!);
  • Assolutamente vietato qualsiasi altro tipo di droga (meglio, dico io!);
  • Qualsiasi socio puó essere espulso se:
    • Cede ad altre persone la marijuana che compra per sé;
    • Consuma marijuana “fuori dall’ambito privato”, tipo che s’accende una canna in strada;
    • Consuma marijuana in un ambito dove potrebbe arrecare danno a persone non consumatrici o a minori;
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Cosa cambia per i turisti

Qui veniamo al problema. Che dico, al problemone!

Infatti, per poter acquistare cannabis, devi essere iscritto all’associazione da almeno 15 giorni.

Quindi se l’idea era quella di arrivare a Barcellona, fiondarti in un cannabis club e metterti a fumare, mi dispiace deluderti!

La legge parla chiaro.

Questa norma é stata voluta espressamente per arginare il fenomeno del cosiddetto turismo cannabico (oh no, proprio quello che faccio io!).

Le cittá come Barcellona, non l’avevano mai visto di buon occhio. E cosí pensano di mettere la parola fine al problema.

Inoltre, il fatto che l’associazione possa produrre al massimo 150 kg di erba all’anno, é un altro limite per i turisti.

Sicuramente, un’associazione locale dará la precedenza ad un socio ricorrente, piuttosto che a te, che arrivi e te ne vai tra pochi giorni.

 

Fatta la legge, trovato l’inganno

C’é peró da dire che la legge stabilisce anche un “Regime sanzionatorio” preciso.

Le multe vanno da 2.000 € a 12.000 €, a seconda che l’associazione compia infrazioni lievi o molto gravi.

Ora, alcune delle associazioni di Barcellona, sopratutto quelle che lavorano con i turisti, sono delle macchine da soldi. 2.000 € di guadagno netto li fanno tranquillamente in una giornata di lavoro.

Non é difficile pensare che molte associazioni preferiranno infrangere la legge.

Continueranno a produrre ben piú di 150 kg all’anno, come hanno sempre fatto.

Continueranno a vendere ai turisti, sbattendosene del limite di 15 giorni, come hanno sempre fatto.

E di tanto in tanto li beccheranno, e pagheranno una multa. Lo tengono in conto, é giá nella previsione dei costi.

Di tanto in tanto la polizia arriverá e gli chiuderá l’associazione. E loro la riaprono da un’altra parte.

Insomma, gira troppo denaro intorno al business del turismo cannabico: ho la sensazione che questa macchina da soldi non si fermerá, e non guarderá in faccia a nessuno.

 

Ma cosa cambia in realtá? Una mazza!

A pochi giorni dalla pubblicazione della legge, arriverá l’opposizione netta da parte di Madrid.

Affinché entri in vigore la legge, infatti, serve che venga pubblicato il regolamento attuativo. Per farla breve: la legge dá il quadro generale, e il regolamento scende proprio nei dettagli di “questo lo facciamo cosí, questo lo facciamo cosá”.

E per promulgare il regolamento, la legge fissa il tempo di un anno.

Madrid, invece, tardará poche settimane a far sentire la sua voce e bloccare tutto quanto.

Il governo centrale, infatti, si é sempre mostrato poco disponibile a lasciar correre le regioni con queste “fughe in avanti” sul tema della cannabis.

Ha giá fatto ricorso nel 2016 al tribunale costituzionale per la legge che era stata approvata, riguardo ai cannabis club, nei Paesi Baschi. E quindi la legge é stata “Sospesa in via cautelare per possibile conflitto di competenze”.

Sicuramente, da Madrid, faranno nuovamente ricorso contro questa nuova legge catalana.

La motivazione é semplice: “la legge entra in conflitto con una norma statale di rango piú alto”, ovvero, le regioni non possono fare una legge che va espressamente contro la legge statale.

Sopratutto in tema di coltivazione e trasporto, che sono i due punti piú progressisti della legge catalana. I possibili punti conflitto sono in tema di prodotti farmaceutici, diritto penale e sicurezza pubblica.

Come risultato, nemmeno questa legge entrerá mai in vigore.

E tutto quello che hai letto fino a qui rimarrá una gran figata chiusa in un cassetto.

Almeno finché a Madrid non si decideranno a fare lo stesso passo che a Barcellona e a Bilbao, e promulgare una legge nazionale per i cannabis club di tutta la Spagna.

Nel frattempo, tuttavia, i club continueranno a rimanere aperti, come hanno fatto finora.

E a noi rimane tanta buona erba per consolarci!

 

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AGGIORNAMENTO:

Come era prevedibile, Madrid ha fatto ricorso alla corte costituzionale. Legge bloccata. Tanti saluti all’iniziativa di regolamentazione della cannabis piú avanzata d’Europa!

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