Fumare cannabis fa male, e può anche uccidere

Se coltivi o se hai un amico coltivatore, saprai che funghi, batteri e infezioni dell’erba sono una cosa molto pericolosa.

Possono distruggere un raccolto, perché ammazzano la pianta, oppure rendere infumabile l’erba dopo il raccolto, a chili alla volta.

E il giorno che scopri che ti é andato in malora un chilo di erba, le bestemmie che tiri si sentono fino in Svezia.

Per evitare che questo incubo diventi realtá, i negozi specializzati in coltivazione della cannabis ti vendono pesticidi, funghicidi e acaricidi da spruzzare sulla tua erbetta come se non ci fosse un domani.

Ma ti sei mai chiesto cosa succede nelle coltivazioni industriali?

Io sí, e quello che ho scoperto non ti piacerá per niente.

L’unica erba controllata é quella medica

Nelle aziende che producono varietá di marijuana medicinale, come il Bedrocan o l’italiana FM2, ci sono standard altissimi di controllo qualitá.

Tutto é controllato al centesimo (temperatura, umiditá, illuminazione, ricircolo dell’aria) in modo da non dover usare nessuna sostanza chimica per la coltivazione dell’erba.

Infatti una persona malata corre un rischio molto piú alto se fuma dell’erba contaminata, perché giá sta male e il suo corpo ad esempio potrebbe non riuscire a reagire ad un’infezione batterica scatenata dai batteri presenti nell’erba che fuma.

Fuma dell’erba contaminata con un fungo, gli parte una polmonite e ci lascia le quoia (è capitato recentemente in USA, te lo racconto qui sotto).

Quindi tutta l’erba che viene venduta come farmaco deve rispettare delle regole molto dure, come per tutti gli altri farmaci e medicinali.

Ma cosa succede all’erba venduta per scopo ricreativo?

Partiamo dall’Olanda per scoprirlo.

Nel 2016 il ministero della salute Olandese ha commissionato una ricerca sulla cannabis venduta nei coffee shop, per vedere se era contaminata.

Hanno esaminato diversi campioni provenienti da 25 dispensari in giro per l’Olanda.

Il risultato?

Il 90% della cannabis DEI COFFEE SHOP OLANDESI é contaminata da pesticidi,
e nel 45% dei casi questi sono oltre i limiti.

“Ma come, starai pensando tu adesso, io vado in Olanda proprio perché sono stanco di comprare la merda del mio amico Azziz, e mi ritrovo con la stessa merda?”

Beh, non ci crederai, ma anche in Olanda, come qui in Italia, ci sono una marea di proibizionisti pronti a renderci la vita impossibile e mietere vittime innocenti.

Sempre colpa loro.

Intendiamoci, il proibizionismo in Olanda non é ai livelli di qui in Italia, e lo sappiamo.

Una legge del 1976 ha reso possibile la nascita dei coffee shop, e insieme a loro é nato il turismo cannabico verso molte cittá olandesi.

Peró tieni presene che i proibizionisti, finanziati dalle lobby del tabacco, dell’alcol, del petrolio e delle farmaceutiche, sono SEMPRE in agguato. Sí, ANCHE in Olanda. Infatti:

  • Circa i due terzi dei comuni hanno proibito l’esistenza dei coffee shop sul territorio comunale, cioé
    • in 130 comuni olandesi puó esistere un coffee shop;
    • in 260 comuni NON PUÓ esistere un coffee shop;
  • La produzione e la vendita all’ingrosso di erba é ILLEGALE in Olanda;
  • Solo una volta che l’erba é entrata nel coffee shop, allora é legale e si puó vendere. Ma un coffee shop puó avere solo 500 g al massimo di erba in magazzino, e non puó coltivare la sua erba.

Sembra assurdo, no? E invece é la dura realtá olandese.

Questa situazione molto, molto ambigua ha creato fin da subito un fenomeno conosciuto come “Il problema della porta di servizio” (in inglese, “backdoor problem“. In olandese…. e che ne so io dell’olandese??? Sarà qualcosa di impronunciabile come al solito).

A causa del fenomeno del backdoor problem, se io sono un coltivatore e vendo la mia erba ai coffee shop, all’ingrosso, corro dei rischi enormi perché:

  • É illegale coltivarla;
  • É illegale immagazzinarla;
  • É illegale possederla in grandi quantitá;
  • É illegale trasportarla;

E solo quando entra dalla porta di servizio del coffee shop, in pacchetti da 500 g alla volta (ovvero il massimo che un coffee shop puó avere in qualsiasi momento), allora diventa magicamente legale.

Ora, immaginati sto povero Cristo di coltivatore che va a letto ogni sera col terrore che da un giorno all’altro la polizia puó arrivargli in casa e rovinargli la vita.

Dai, non é cosí assurdo pensare che lui, per il mazzo che si fa, vuole cercare di massimizzare il suo raccolto, ed evitare di vedere i suoi guadagni andare in fumo per colpa di un’infezione delle piante, di un insetto, o di qualche parassita.

Dottó, capisciammé… teng’ famiglia!

La soluzione?

Anche il buon vecchio coltivatore olandese spara insetticidi a tappeto, per proteggere le sue piante con fungicidi, acaricidi, lumachicidi e tutti gli altri -cidi possibili.

E l’erba che arriva nei coffee shop ha contaminazioni oltre i limiti nel 45% dei casi.

Cosa succede negli altri paesi? Andiamo in Spagna a scoprirlo

Pigliamo l’aereo e andiamocene 1.300 kilometri in direzione sud-sud-ovest. Arriviamo in Spagna.

Altro paese, altre regole, stessi proibizionisti, stesso problema (o forse peggio!).

Qui i dispensari non si chiamano coffee shop, ma associazioni cannabiche.

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Per le associazioni cannabiche la vita é dura. Forse anche piú dura che per i coffee shop olandesi.

Infatti i produttori di cannabis in Spagna hanno esattamente lo stesso problema che in Olanda:

  • É illegale coltivarla,
  • É illegale immagazzinarla;
  • É illegale possederla in grandi quantitá;
  • É illegale trasportarla;

E solo quando entriamo dalla porta di servizio dell’associazione cannabica e depositiamo i nostri chili di produzione nel dispensario, possiamo finalmente considerarci al sicuro.

Risultato: nessuno puó impedire che io e te andiamo a prendere un po’ di cannabis all’associazione di cui siamo membri ma, sempre per colpa dei proibizionisti, quella cannabis é comunque prodotta senza controllo.

Tradotto: io e te rischiamo di fumare la merda.

Sto dicendo che é meglio comprare la roba per strada anziché in un dispensario? ASSOLUTAMENTE NO!!!

I dispensari tendono ad innalzare la qualitá dell’erba, evitando rischi per la salute dei consumatori.

Persino il parlamento catalano, infatti, ha riconosciuto nel 2015 che i Club di Cannabis tutelano i loro associati dai rischi che correrebbero comprando l’erba al mercato nero.

Il grande problema é che i dispensari tendono a migliorare la qualitá dell’erba, ma non lo garantiscono mai, perché nessuno é obbligato a controllare il processo di produzione.

Risultato?

A volte l’erba che compri per strada é meglio di quella del dispensario…. se NON sai in che dispensario andare.

Sí, é sempre colpa di un proibizionismo che sembra uscito dal medioevo, che ci rende la vita impossibile e piena di complicazioni.

Ti sembra possibile che in un paese dove é legale acquisire e consumare marijuana non sia legale produrla??

Ma aspetta, perché le cattive notizie non sono ancora finite.

Stavolta prendiamo un volo intercontinentale e andiamo oltreoceano, dove la cannabis si puó produrre e vendere anche all’ingrosso.

Negli Stati Uniti la situazione é forse peggio che in Europa!

La California é il primo stato degli USA che ha legalizzato la marijuana medica.

Era il 1996.

A 20 anni di distanza, nel 2016, con un referendum é stata legalizzata anche la marijuana per uso ricreativo.

Ma i controlli per la qualitá dell’erba saranno obbligatori, forse, a partire da gennaio 2018.

Questo significa che, da piú di 20 anni, tutti i californiani stanno correndo il rischio di fumare merda.

Piú che un rischio, é un dato di fatto.

La bolla sembra essere scoppiata l’anno scorso, durante l’edizione della Emerald Cup.

É la Cannabis Cup piú famosa della California, un premio molto prestigioso, perché partecipano moltissimi coltivatori che ci tengono proprio al biologico, naturale, organico, biodinamico…

É il posto dove mai e poi mai penseresti di trovare tracce di pesticidi o roba chimica.

Sarebbe come trovare un bisturi sporco di ragú alla bolognese in sala operatoria: semplicemente impossibile.

E invece? Invece nel 2016 hanno squalificato il 25% degli estratti di marijuana perché contaminati con pesticidi.

Uno su quattro!

Il co-fondatore della Emerald Cup, Tim Blake, era sconcertato.

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La Emerald Cup é solo la punta dell’iceberg

A ottobre 2016 la Steep Hill, azienda leader nell’analisi di laboratorio della marijuana, ha scoperto che l’84% della marijuana venduta nei dispensari in California é contaminata con sostanze chimiche.

Queste sostanze chimiche, solitamente pesticidi e fungicidi, sono pericolose giá per conto loro.

Ma il problema é che poi la maggior parte della gente se le fuma.

Cosí, per citarne una: il “miclobutanil“.

Se lo scaldi, tipo fumandolo, si trasforma in “acido cianidrico“.

Suona familiare? É un parente stretto del cianuro.

Classificato fra le sostanze della tabella 3 della convenzione internazionale sulle armi chimiche.

Armi chimiche. Nella Cannabis.

Robetta tranquilla, dai.

Ma la Steep Hill non si ferma.

A febbraio 2017 muore un malato di leucemia che faceva uso di cannabis medica.

Un team de esperti si mette a indagare sul caso, e chiede aiuto proprio alla Steep Hill.

A febbraio 2017 l’azienda pubblica, insieme a una serie di dottoroni, un’altro studio su 20 campioni di marijuana prelevati in dispensari in giro per la California.

Risultato? BINGO! Il 100% dei campioni é contaminato.

Stavolta non cercavano pesticidi, ma funghi e batteri.

Hanno trovato:

  • Escherichia coli;
  • Klebsiella pneumoniae;
  • Acinetobacter baumannii;
  • Cryptococcus;
  • Mucor;
  • Aspergillus;

Alla faccia di chi dice che fumare erba é sano e fa bene: per qualcuno, é semplicemente mortale.

Giá, perché magari se te la fumi tu, che sei una persona generalmente sana, non ti succede mica niente.

Ma se se la fuma un malato di cancro, di leucemia o di AIDS, che ha giá una situazione medica abbastanza incasinata di suo, e le difese naturali del suo corpo sono quasi inesistenti, rischia di lasciarci le penne.

Torniamo in Italia: com’é la situazione qui da noi?

Pessima, ovviamente.

La stragrande maggioranza della marijuana smerciata in Italia (e in Europa) arriva dall’Albania (mentre l’Hashish arriva dal Marocco. Te lo spiego nel dettaglio dentro al libro “Il Turismo Cannabico, la guida definitiva”. Clicca qui per scaricare un estratto)

La brutta notizia é che né in Albania né in Marocco c’é un ministero dell’agricoltura che va a controllare il livello di contaminazione delle coltivazioni di droga.

Controllare le coltivazioni illegali non é fra le prioritá dei governi albanese e marocchino, diciamo.

Ma la notizia ancora peggiore é che in Italia, sempre per colpa dei soliti proibizionisti, il tema non lo affronta nessuno: nessuno analizza i campioni di erba che ci sono in giro.

Per trovare dei numeri affidabili dobbiamo andare leggermente piú a nord, in Svizzera.

La marijuana e l’hashish Svizzeri sono esattamente gli stessi che in Italia: vengono dall’Albania e dal Marocco, né piú né meno.

Ogni giorno la polizia svizzera sequestra chili di erba che gira sul mercato nero.

Cosí si sono inventati uno studio: hanno chiesto al dottor W. Bernhard, dell’istituto di medicina legale della facoltá di medicina dell’Universitá di Berna, di analizzare 200 campioni d marijuana fra quelli sequestrati dalla polizia.

Era il 2015, e il 90% della marijuana era contaminata con “Contaminanti, adulteranti e diluenti”.

Immagino che il 10% della marijuana buona venisse da qualche coltivazione indoor di qualcuno che ci aveva messo tanto tanto amore. Peccato che sia andata sprecata!

“E quindi io cosa posso fumare?”

O te la coltivi tu in casa, o vai in un dispensario affidabile.

Io qualche consiglio per selezionare il dispensario giusto te lo posso dare:

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